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Uno spazio di libertà
per molti giovani
Lia Galli e Debora Giampani, Lugano
Le
due lettere al «Corriere» apparse nell’edizione di giovedì sul Bar Oops
ci sono sembrate alquanto virulente e volte a distorcere la vera
questione che si cela dietro questa disputa. Da anni frequentiamo il bar
e quindi ci riteniamo direttamente interessate dalle affermazioni di
queste giovani coppie che dicono di conoscere molto bene la zona e tutti
i problemi ad essa connessi, ma sembrano invece ignorare la reale
situazione del locale, così come l’intera condizione della gioventù
luganese (...).
Il Bar Oops
è sorvegliato quasi tutte le sere e ogni fine settimana da membri della
Securitas che non hanno altro compito se non quello di controllare la
situazione esterna al locale. Non vi è alcuna possibilità né di
stazionare sulla strada (in quanto i fumatori all’esterno del bar sono
rigorosamente controllati dalla sicurezza affinché restino sul
marciapiede), né di consumare alcun tipo di bibita al di fuori del
locale (sempre la sicurezza, infatti, impedisce agli eventuali avventori
di uscire con i bicchieri e confisca bottiglie acquistate altrove), né
tantomeno di abbandonare la propria automobile in mezzo alla strada.
Tutti questi accorgimenti ci paiono severi, e lo sono, se si considera
il fatto che ormai, davanti all’Oops, ogni piccola infrazione a queste
regole viene punita con la diffida. Non vediamo cosa possa fare di più
il proprietario di un locale, soprattutto se le regole imposte limitano
già notevolmente le libertà delle persone, come quella di potersi
tranquillamente sedere su un muretto a chiacchierare. Vorremmo inoltre
puntualizzare il fatto che i frequentatori del locale in questione, a
differenza delle risibili parole degli autori delle lettere che li
dipingono come giovani disgraziati ed emarginati che colmano il loro
tempo rompendo bottiglie e generando paura nell’indifeso vicinato, sono
invece studenti, liceali e universitari e lavoratori, che studiano e
lavorano tutta la settimana e cercano nel bar Oops la meritata
distrazione di fine settimana o di fine giornata. Lo scopo della nostra
lettera non è comunque quello di difendere il Bar Oops, ma piuttosto di
far luce sui veri problemi legati alla questione. Il problema, a nostro
parere, è che, a differenza di quanto afferma una delle lettere ed
escludendo i pur scarseggianti bar situati in centro città dedicati ad
una clientela disposta a pagare sette franchi una birra, i punti di
ritrovo a Lugano sono quasi inesistenti ed i pub che possono attirare i
giovani sono davvero pochi. A vent’anni, e non solo, la gente ha bisogno
di incontrarsi, di uscire, di passare del tempo insieme e condividere
dei momenti. L’Oops, per i giovani luganesi, rappresenta questo: un
punto di ritrovo in cui socializzare ed incontrare altre persone. Il
problema, però, è che vista la scarsa offerta di luoghi d’incontro, la
massa di giovani che si ritrova all’Oops finisce per essere esagerata,
generando inevitabilmente rumore. Non abbiamo mai sentito dire che si
possa ridere in silenzio o parlare in mezzo ad una folla sottovoce e non
crediamo nemmeno che sia giusto che un locale così attivo e funzionante
come il bar Oops, il quale funge da luogo d’incontro, debba chiudere
soltanto perché alcuni inquilini dei palazzi vicini lamentano del
rumore.
Crediamo sia importante, nella vita, aprirsi all’ascolto delle posizioni
più diverse e cercare di conciliare i punti di vista differenti, ma non
ci sembra che qualcuno si sia mai interessato al parere dei clienti del
locale, né abbia mai tentato di parlarci civilmente, come d’altronde
mostrano abbastanza chiaramente le due lettere pubblicate, in cui
piovono generalizzazioni e vengono demonizzate delle persone.
Questa polemica contro il Bar Oops è ingiusta, soprattutto visto che le
regole ci sono e sono tante; basti soffermarsi a pensare a quanti bar,
in Ticino e altrove, dispongono della sicurezza all’entrata… Ci stupisce
il fatto che due giovani milanesi si lamentino del rumore, quando è
risaputo che in ogni città la vita continua anche di notte ed è
sicuramente molto, ma molto più attiva che in una città come Lugano, che
si è ingrandita nel corso di questi anni, ha annesso a sé molti Comuni
limitrofi, si vanta di dirsi nuova e grande e poi soccombe dinanzi alla
necessità di un po’ di svago notturno da parte dei suoi giovani
cittadini.
Una città che voglia considerarsi davvero tale deve fornire spazi
d’incontro e d’aggregazione alla sua popolazione, soprattutto se questa
ne dimostra il bisogno, come appare chiaro se ci si sofferma un istante
ad analizzare la situazione del Bar Oops; e questo la gente dovrebbe
essere in grado di capirlo. L’Oops causa problemi perché è uno dei pochi
bar della città, ma non crediamo che chiudendolo il problema possa
risolversi, poiché allora bisognerebbe anche impedire ai giovani di
procurarsi quello svago notturno figlio della nostra tanto amata e
declamata società del benessere. Non si può chiedere ad una città di
bisbigliare; se la si vuole zittire allora bisogna proporre
un’alternativa, creare degli spazi per i giovani, in cui finalmente essi
siano liberi di parlare senza dar fastidio a nessuno.
Lettere come quelle apparse giovedì sono un insulto; un insulto a quelle
persone anziane che potrebbero temere per la propria incolumità sulla
base di bugie; un insulto a quelle persone che non orinano sulla Chiesa,
che non sono sbandate, ma studiano o lavorano e che frequentano il Bar
Oops per il sacrosanto diritto di godere della propria voglia di vivere
e divertirsi.
Lia Galli e Debora
Giampani, Lugano
1a lettera
Una situazione insostenibile
Stefano Avanzo Barbieri, Alessandra Litta Modignani,
Lugano
Abbiamo letto sul «Corriere» un
articolo riguardante il Bar Oops di Lugano che ci ha fatto sorridere:
essendo direttamente coinvolti nella vicenda non siamo riusciti ad
evitare di scrivere una risposta a questo interessante pezzo.
Siamo noi, infatti, i vicini che hanno traslocato da poco nello stabile
di cui parla il signor Ravetta. Quando abbiamo traslocato nel nuovo
appartamento sapevamo che c’era un bar sotto casa, ed era un bar giovane
frequentato da universitari. Veniamo da Milano, siamo abituati alla
gente e siamo giovani anche noi. Ci aspettavamo un po’ di chiacchiere la
sera, magari un po’ di musica, ma poco altro. Quello che non ci
aspettavamo era quello che invece è successo durante la lunga, infinita
estate che abbiamo vissuto.
Schiamazzi notturni erano..
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2a lettera
Quartiere degradato a causa di quel bar
Luca e Renata Brunoni, Viganello
Dopo aver preso atto
dell’articolo pubblicato dal vostro giornale, sul Bar Oops di Lugano, ci
permettiamo di prendere posizione su questa triste vicenda che tocca
anche noi, da ormai troppo tempo. Ci duole innanzitutto far notare che
il tono dell’articolo può apparire fuorviante, dal momento che il Bar
Oops si definisce vittima di un «accanimento ingiustificato», quando
siamo noi, come tanti e tanti altri, a sentirci...
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