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Il
Papa e la "Sapienza".
Risulta chiaramente incoerente l'atto di censurare un discorso
politico e religioso da parte di chi si manifesta apertamente
detentore di un "sapere critico".
L'atto compiuto è molto duro, forse l'intento era perlopiù
provocatorio, un tentativo di ridimensionare l'autorità che
ancora oggi i discorsi del Papa hanno a livello mondiale. È noto
come intere popolazioni violentate dall'ignoranza tendano
l'orecchio alle sacre parole del Papa e a causa di ciò siano
costrette a subire di continuo i morsi di malattie altrimenti
evitabili; è noto come lo stesso Papa Benedetto XVI abbia
criticato aspramente traguardi sociali che il popolo italiano e
in particolare le sue università manifestano come traguardi
della stessa umanità.
Non credo tuttavia che si possa combattere un male utilizzando
il male stesso... Gli studenti e i professori della Sapienza
hanno dimostrato un'apertura mentale da Topolino, hanno
riconfermato, in un periodo già greve a sufficienza di atti di
intolleranza, l'incapacità dell'essere umano di comprendersi
pacificamente nella comunicazione, hanno tristemente accolto la
censura piuttosto che rendersi liberi al dialogo e dimostrare
finalmente a testa alta che le loro ideologie possono essere
aperte alla discussione senza il timore della confutazione.
L'istituzione clericale ha, sì, ostacolato il sorgere di un
pensiero libero dai dogmatismi quale lo spirito scientifico, ma
forse bisogna ricordare agli universitari della Sapienza che i
principi del pensiero scientifico poggiavano proprio sulla
necessità di una dimostrazione e che i perseguitati scienziati
del '400 rifiutavano di accettare qualsivoglia proposizione solo
perché allegata a qualche nome importante... Ed ecco che 600
anni dopo, in un'università dal nome minaccioso, arrivano
coloro che, decidendo di firmare col loro bel titolo da
professoroni, scacciano parole perché RITENUTE sbagliate... non
è ridicolo? |