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POLITECNICO DI LUGANO

PI5224 - UNIPSA-ISSEA
Provvedimento n. 16494

L’AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO
NELLA SUA ADUNANZA del 15 febbraio 2007;
SENTITO il Relatore Professor Carlo Santagata;
VISTO il Titolo III, Capo II, del Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante Codice del consumo;
VISTO il Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, di cui al D.P.R. del 11 luglio 2003, n. 284;
VISTI gli atti del procedimento;
CONSIDERATO quanto segue:

I. RICHIESTA DI INTERVENTO

Con richiesta di intervento pervenuta in data 10 febbraio 2006, un concorrente ha segnalato la presunta ingannevolezza, ai sensi del Titolo III, Capo II, del Decreto Legislativo n. 206/05, di un messaggio pubblicitario diffuso, in data 7 febbraio 2006, dalla ISSEA s.a., attraverso il sito internet www.unipsa.ch, volto a promuovere il Politecnico di Studi Aziendali di Lugano (di seguito UNIPSA), con sede ad Agno, in Svizzera.
Nella richiesta di intervento si evidenzia che il messaggio, attraverso l’uso della denominazione “università”, indurrebbe a ritenere, contrariamente al vero, che l’operatore sia in grado di rilasciare titoli aventi pari valore rispetto a quelli rilasciati da una università europea riconosciuta ed, in particolare, che il consumatore italiano sia indotto a credere di poter conseguire, frequentando i corsi offerti dall’UNIPSA, un titolo di studio riconoscibile nell’ordinamento italiano.
Successivamente, con richiesta di intervento pervenuta in data 13 luglio 2006, un consumatore ha segnalato la presunta ingannevolezza del messaggio pubblicitario, volto a presentare il Politecnico di Studi Aziendali di Lugano (UNIPSA), con sede ad Agno, in Svizzera, diffuso, da ISSEA s.a., attraverso il sito internet www.unipsa.ch, in data 10 luglio 2006. Nella richiesta di intervento si evidenziano i medesimi profili già sollevati nella segnalazione sopra descritta, riguardanti, in sintesi, le qualifiche dell’operatore, l’attività svolta ed i riconoscimenti ottenuti dall’UNIPSA, nonché la natura dei titoli di studio rilasciati.

II. MESSAGGIO

Il messaggio oggetto della richiesta di intervento è costituito dalle pagine del sito internet www.unipsa.ch, volte a promuovere il Politecnico di Studi Aziendali di Lugano (UNIPSA), con sede ad Agno, in Svizzera.
Il sito in esame presenta, nella versione rilevata in data 7 febbraio 2006 (in gran parte sostanzialmente analoga a quella del 10 luglio 2006), nella sua “home page”, oltre all’indicazione “Politecnico di Studi Aziendali” e al suo logo, una serie di specifiche tra le quali “Università a distanza”, “laurea a distanza” e “laurea on line”, l’indicazione “legalmente autorizzata all’uso della denominazione università con delibera n. 3347/02 del Governo del Canton Ticino” e un numero verde per le telefonate dall’Italia e, cliccando sul link “entra”, si apre una pagina nella quale viene riportato, oltre alla specifica “Politecnico di Studi Aziendali I.S.S.E.A sa Università Privata a distanza”, che “Il Politecnico di Studi Aziendali I.S.S.E.A. sa è una Università libera e privata, apolitica ed aconfessionale con personalità giuridica riconosciuta ai sensi dell´articolo 52 del Codice Civile Svizzero, fondata nell´aprile del 1987. Svolge attività di insegnamento universitario e attribuisce titoli accademici in virtù del diritto di libertà della scienza e libertà economica sancito dagli articoli 20 e 27 della Costituzione Federale Svizzera e dall'articolo 8 della Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino. È autorizzata con delibera n. 3347 del 9 luglio 2002 dal Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino (il Governo Cantonale), all'uso della denominazione "Università privata a distanza" ai sensi dell'articolo 14 capoverso 2 e 3 della legge sull'Università della Svizzera Italiana e sulla Scuola Professionale della Svizzera Italiana del 3 ottobre 1995. (…) L’(…) università non ha sedi, filiali, succursali al di fuori della Svizzera e la sua attività è regolata esclusivamente dalla legislazione Svizzera, tuttavia gode del diritto di fornire servizi didattici sul territorio dell´Unione Europea ai sensi dell´articolo 5 dell´accordo tra la Confederazione Svizzera, la Comunità Europea ed i suoi Stati membri sulla libera circolazione delle persone, del 21 giugno 1999, entrato in vigore il 1 giugno 2002”.
Cliccando su alcuni dei diversi link volti a presentare informazioni di carattere generale si aprono, altresì, diverse pagine, all’interno delle quali sono riportate informazioni riguardanti, tra le tante, “le università in Italia”, “le università estere in Italia”, “il sistema universitario svizzero” e “i titoli riconosciuti”. Con riferimento alle “Università in Svizzera”, nella pagina riguardante “il sistema universitario svizzero”, in particolare, si specifica che “Nel Canton Ticino le università private devono essere autorizzate all’uso del nome “università” in virtù dell’articolo 14 della legge sull’Università della Svizzera Italiana. Tale autorizzazione consente alle università private la loro attività accademica e l’attribuzione di titoli accademici. (…) Non è competenza delle autorità del Canton Ticino riconoscere le università private e/o i loro corsi di laurea. Esse possono decidere volontariamente di sottoporre i loro corsi di studio al cosiddetto “accreditamento”, una certificazione di qualità di competenza di un organo federale chiamato OAQ. La legge federale non obbliga le università private ad ottenere l’accreditamento, che rimane facoltativo. Esso quindi non è necessario né indispensabile per operare legalmente conferendo titoli universitari privati. Di conseguenza, le università private possono conferire titoli universitari privati anche senza accreditamento (…)”. Nella parte riguardante i “titoli universitari”, si riporta, invece, nello specifico, che questi “sono conferiti dalla (…) Università in virtù del diritto di libera attività riconosciuto dall’articolo 27 della Costituzione Federale Svizzera e dall’articolo 8 della Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino ed in conformità all’articolo 14 della legge sull’Università della Svizzera Italiana e sulla Scuola Professionale della Svizzera Italiana del 3 ottobre 1995. Tuttavia non sono equipollenti con quelli accreditati svizzeri ed europei. Su richiesta vengono autenticati da notaio di Lugano e muniti di “Apostille” dalla Cancelleria dello Stato ai sensi della Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961” mentre, nella parte riguardante l’“uso del titolo”, si chiarisce che “i titoli conferiti possono ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione di Parigi del Consiglio d’Europa del dicembre 1959: a) consentire di proseguire studi universitari complementari; b) essere portati legalmente nella lingua originale nella quale sono stati conferiti, precisandone l’origine straniera e privata”.
Nelle pagine che si aprono cliccando su alcuni degli ulteriori diversi link, si specificano, inoltre, talune indicazioni “per gli studenti residenti in Italia”, si prospetta un elenco di titoli conseguibili rapportati al grado corrispondente in Italia, con la specifica, a fondo pagina, “la corrispondenza dei gradi non è da ritenersi equipollenza dei titoli” e, in una pagina volta a precisare la rete di poli di teledidattica remota”, si specifica che il “campus italia” è rappresentato da una “rete di poli di teledidattica remota, è nato da una convenzione tra la nostra Università, l’Accademia Eraclitea S.r.l. di Catania ed il Comune di Castelnuovo Bormida (AL)”.

III. COMUNICAZIONI ALLE PARTI

In data 24 febbraio 2006 è stato comunicato al segnalante e alla società ISSEA s.a., in qualità di operatore pubblicitario, l’avvio del procedimento ai sensi del Titolo III, Capo II, del Decreto Legislativo n. 206/05, in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, precisando che nel corso di tale procedimento sarebbe stata valutata l’eventuale ingannevolezza del messaggio diffuso attraverso il sito internet www.unipsa.ch, nella versione rilevata in data 7 febbraio 2006, ai sensi degli articoli 19, 20 e 21 del citato Decreto, con riguardo all’uso della denominazione “università” e della terminologia “corsi di laurea”, a quanto dichiarato o lasciato intendere (tenendo conto delle modalità complessive di presentazione del messaggio, dei contenuti dello stesso, dei riferimenti normativi citati, degli articoli di stampa e delle informative sulle università italiane ed estere) in ordine alle qualifiche dell’operatore, all’attività svolta ed ai riconoscimenti ottenuti dall’UNIPSA, alla natura dei titoli di studio rilasciati, nonché alla rilevanza delle eventuali omissioni informative riscontrabili nel messaggio.
In data 18 luglio 2006, a seguito della successiva richiesta di intervento da parte di un consumatore, il suddetto procedimento è stato esteso al messaggio diffuso, in data 10 luglio 2006, attraverso il medesimo sito internet www.unipsa.ch.

IV. RISULTANZE ISTRUTTORIE

a) Informazioni richieste

Contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento, è stato richiesto alla ISSEA s.a., in qualità di operatore pubblicitario, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera a), del D.P.R. n. 284/03, di fornire informazioni e relativa documentazione (anche a diffusione interna) riguardanti:
­ atto costitutivo e statuto di ISSEA s.a.;
­ copia di autorizzazioni, riconoscimenti ed accreditamenti ottenuti in Svizzera citati nel messaggio;
­ documentazione attestante gli eventuali riconoscimenti ottenuti nell’ordinamento italiano;
­ regolamento didattico del Politecnico;
­ tipologia e durata dei corsi offerti, modalità di svolgimento degli stessi e relativi programmi di studio;
­ elenco dei docenti e relative qualifiche;
­ tipologia dei titoli di studio/attestati rilasciati da UNIPSA e spendibilità degli stessi;
­ indicazione della data a partire dalla quale il sito internet www.unipsa.ch è presente nella versione segnalata e attualmente diffusa;
­ programmazione della campagna pubblicitaria relativa all’attività dell’UNIPSA, precisandone mezzi e modalità di diffusione;
­ ogni informazione che si ritenga utile ai fini del presente procedimento.

b) Principali argomentazioni difensive svolte dall’operatore pubblicitario

Con memorie prodotte in data 28 febbraio, integrate in data 8 e 15 marzo 2006, la società ISSEA s.a. ha evidenziato, in via principale, che:

i) Carenza di giurisdizione dell’Autorità

­ l’Autorità non avrebbe alcuna competenza a valutare la fattispecie in questione, dal momento che il messaggio segnalato, che risponde ad un indirizzo web svizzero (come si evince dalla desinenza .ch), non può considerarsi diffuso in Italia;
­ l’Università è gestita da una società di diritto svizzero con sede legale ed operativa in Svizzera, non opera in Italia e non è, quindi, soggetta alla legislazione italiana;

ii) Mancata natura pubblicitaria del messaggio

­ le informazioni contenute nel sito segnalato sarebbero unicamente volte ad orientare gli studenti nella scelta degli studi e, pertanto, il sito stesso avrebbe una finalità unicamente espositiva e informativa, non già pubblicitaria;
­ trattandosi di un sito istituzionale volto a presentare l’offerta formativa dell’UNIPSA agli studenti, non configurerebbe “esercizio di un’attività commerciale allo scopo di promuovere la vendita di un bene” e, quindi, non rientrerebbe nella definizione di messaggio pubblicitario ai sensi della normativa vigente;
­ l’effetto pubblicitario, semmai, risulterebbe unicamente indiretto e comunque secondario rispetto alla prevalente natura informativa del sito in questione.

iii) Valutazioni di merito

­ il sistema universitario svizzero differisce notevolmente da quello italiano (richiamando, in particolar modo, il contenuto del sito internet, il carattere facoltativo dell’accreditamento e precedenti provvedimenti di archiviazione deliberati dall’Autorità con riferimenti ad enti aventi sede in Svizzera) e che, nello specifico, il messaggio deve essere considerato a seguito di una valutazione puntuale delle norme giuridiche che la regolamentano, proprie di un ordinamento straniero e non di quello italiano;
­ le politiche dell’insegnamento superiore sono definite sia dalla Confederazione che dai Cantoni Universitari e, nel Canton Ticino, la base legale è la legge sull’Università della Svizzera Italiana sulla scuola Professionale della Svizzera Italiana e sugli istituti di ricerca del 3 ottobre 1995;
­ l’accreditamento costituisce una procedura attraverso la quale, in base a standards minimi definiti, si verifica se le istituzioni o gli studi offerti a livello universitario soddisfano i requisiti minimi di qualità. L’accreditamento non è obbligatorio e lo status di accreditamento non è condizione necessaria per operare legalmente;
­ l’uso della denominazione “università privata a distanza” è stato autorizzato con le delibere n. 3347 del Consiglio di Stato del Canton Ticino del 9 luglio 2002 e n. 704 del 14 febbraio 2006;
­ nella delibera n. 3347/02 si stabilisce “và indicato che i titoli rilasciati dalla ISSEA sa non sono equipollenti a titoli di università statali o accreditate svizzere o dell’UE”;
­ nell’autorizzazione n. 704/06 del 14 febbraio 2006 del Consiglio di Stato del Canton Ticino è specificato che “la denominazione “politecnico di studi aziendali – università privata a distanza” non è tale da generare confusione con le università svizzere accreditate e quindi ottempera ai criteri dell’articolo 14 cpv2 e cpv 3 della Legge sull’Università della Svizzera italiana, della scuola universitaria della Svizzera italiana e degli istituti di ricerca” e che “al momento dell’immatricolazione, il Politecnico di Studi Aziendali informa gli studenti sulla validità dei titoli che esso rilascia conformemente all’articolo 14 cpv. 3”;
­ lo status giuridico è quello di un’università privata, autorizzata dal Governo cantonale all’uso della denominazione “università privata a distanza” e legittimata a conferire titoli universitari non equipollenti con quelli accreditati;
­ è chiara la legittimità dell’uso della denominazione “università” e di quella di “corsi di laurea” nonchè il valore e la natura dei titoli conferiti e il riconoscimento nell’ordinamento universitario svizzero, richiamando talune indicazioni presentate sul sito internet e, in particolare, quelle volte ad indicare che “i titoli conferiti non sono equipollenti con quelli accreditati svizzeri e europei”, “la corrispondenza dei gradi non è da ritenersi equipollenza dei titoli” e “i titoli universitari stranieri, legalmente rilasciati da un Istituto autorizzato nel paese estero, sono soggetti al riconoscimento in Italia, solo a determinate condizioni fissate dalla legge”.

c) Ulteriori argomentazioni fornite dal segnalante

Con memorie del 1 marzo 2006, il segnalante ha ribadito le contestazioni già esposte nella richiesta di intervento ed ha svolto ulteriori osservazioni, sottolineando, innanzitutto, che ricorre, nel caso di specie, la competenza dell’Autorità a valutare il messaggio segnalato, dal momento che detto messaggio si rivolge anche ai consumatori italiani, come può evincersi dalle seguenti circostanze:
­ sull’home page del sito in esame è indicato il numero verde da selezionare per chiamare dall’Italia (800786325), diverso da quello dedicato alle chiamate dalla Svizzera (0800115115);
­ attraverso “la rete di poli di teledidattica remota”, pubblicizzata sul sito di UNIPSA, di fatto l’operatore ammetterebbe di operare anche in Italia, essendo situati in provincia di Alessandria e a Catania due centri di didattica del cosiddetto Campus Italia grazie al quale, si legge nel sito in esame, “l’insegnamento già erogato dalla nostra università al di fuori delle tradizionali aule universitarie, viene offerto attraverso i centri di studio convenzionati senza limiti di spazio e/o di tempo […]”;
il sito in questione fa riferimento alla possibilità per gli studenti italiani di dedurre fiscalmente le spese universitarie ai sensi dell’articolo 409 del D.P.R. n. 447/97;
i titoli conseguibili sono rapportati a quelli conseguibili in Italia.
In data 17 novembre 2006 è stata comunicata alle parti la data di conclusione della fase istruttoria ai sensi dell’articolo 12, comma 1, del D.P.R. n. 284/03.
Con memorie del 5 dicembre 2006 l’operatore ha sostanzialmente ribadito quanto evidenziato con memorie del 28 febbraio 2006, sottolineando che:
l’Università non ha alcuna sede operativa in Italia in quanto i cosiddetti “poli di teledidattica remoti” sono solamente postazioni remote di studio;
l’attività di formazione universitaria non è soggetta ad autorizzazione ed è libera, nel sistema universitario svizzero non esiste l’istituto del valore legale dei titoli universitari né il riconoscimento e/o l’autorizzazione da parte dello Stato e neppure esiste alcun obbligo di accreditamento, che è una facoltà di ogni istituto universitario, teso ad aumentarne il prestigio e ad ottenere i sussidi finanziari erogati dalla Conferenza universitaria svizzera;
l’uso del termine “Università” è disciplinato dall’articolo 14 della legge sull’Università della Svizzera Italiana che, nel suo cpv 2, lo sottopone ad autorizzazione. Nel cpv 3 del medesimo articolo viene inoltre dato mandato al Consiglio di Stato di Canton Ticino di vigilare affinché la denominazione non sia tale da ingenerare confusione con le università accreditate;
la ISSEA gode dello status giuridico di “università” in forza della legge cantonale;
sulle pagine del sito sono presenti le informazioni concernenti lo status e la natura giuridica di ISSEA e dei titoli conferiti, non solamente con riferimento alla normativa universitaria svizzera ma anche a quella italiana, sostanzialmente differente, allo scopo di non ingenerare alcun equivoco nei consumatori italiani;
sul sito l’uso del termine “università” è accompagnato da inequivocabili indicazioni limitative che consentono al consumatore italiano di valutare, oltretutto, le differenze ordinamentali tra le università svizzere e quelle italiane con riguardo all’uso dei termini citati.

V. PARERE DELL’AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

Poiché il messaggio oggetto del presente provvedimento è stato diffuso a mezzo internet, in data 5 gennaio 2007 è stato richiesto il parere all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ai sensi dell’articolo 26, comma 5, del Decreto Legislativo n. 206/05.
Con parere pervenuto in data 5 febbraio 2007, la suddetta Autorità ha ritenuto che il messaggio in esame non costituisce una fattispecie di pubblicità ingannevole ai sensi degli artt. 19, 20 e 21 del Decreto Legislativo n. 206/05, sulla base delle seguenti considerazioni:
­ il messaggio segnalato prospetta dei corsi di studio universitario a distanza anche mediante l’utilizzo di postazioni di teledidattica remote poste in Italia, specificando che trattasi di università privata svizzera e non italiana, che agisce in conformità alla normativa svizzera in materia, e che i titoli non sono equipollenti con quelli accreditati svizzeri ed europei;
­ la formulazione del messaggio informa gli utenti del fatto che i titoli conseguono ai corsi e la loro validità legale è quella dell’ordinamento in cui l’Università è costituita e legittimamente opera;
­ che, per l’effetto, il messaggio de quo, in quanto formulato in maniera chiara e intelligibile, non è in grado di orientare indebitamente le scelte dei consumatori, in considerazione della sua finalità di pubblicizzare dei corsi che si tengono in uno Stato estero, secondo l’ordinamento del Paese in cui si tengono e sono finalizzati all’ottenimento di titoli riconosciuti su tale territorio;
­ che, pertanto, il messaggio pubblicitario, avente ad oggetto la UNIPSA, non risulta idoneo a indurre in errore le persone alle quali è rivolto o da esso raggiunte sulle caratteristiche dei corsi offerti dall’Istituto, lasciando intendere che l’università in parola sia riconosciuta in Italia o che i corsi in parola siano finalizzati al conseguimento di titoli aventi valore legale in Italia, e, pertanto, non pare suscettibile di pregiudicare il comportamento economico dei destinatari, con pericolo di danno anche per i concorrenti, inducendoli al contatto con il suddetto operatore in luogo di altri in base a qualità inesistenti.

VI. VALUTAZIONI CONCLUSIVE

In via preliminare, si rileva che le eccezioni sollevate dall’operatore risultano prive di fondamento.
Quanto alla asserita carenza di competenza dell’Autorità, basti sottolineare che il messaggio risulta, per la natura stessa del mezzo di diffusione (internet), suscettibile di raggiungere gli utenti italiani, nonché di produrre effetti presso questi ultimi in ragione di numerosi fattori rappresentati, in particolare, dal fatto che il messaggio è presentato in lingua italiana e che la sede dell’UNIPSA è localizzata in un Paese come la Svizzera assai facilmente raggiungibile, quantomeno per gli abitanti delle regioni settentrionali, grazie alla contiguità geografica col nostro Paese, nonché dalla peculiare natura dei servizi offerti, visto che si tratta di un istituto che consente la partecipazione ai corsi a distanza. Appare necessario considerare, oltretutto, che sulla “home page” del sito in esame è indicato il numero verde da selezionare per le chiamate dall’Italia (800786325), attraverso l’indicazione “la rete di poli di teledidattica remota”, pubblicizzata sul sito di UNIPSA, di fatto l’operatore ammetterebbe di operare anche in Italia, e, inoltre, il sito in questione fa riferimento alla possibilità per gli studenti italiani di dedurre fiscalmente le spese universitarie ai sensi dell’articolo 409 del DPR 447/1997 e rapporta i titoli ivi conseguibili a quelli conseguibili in Italia.
Quanto alla asserita assenza di natura pubblicitaria del sito segnalato, si ritiene, altresì, che quest’ultimo rientri pienamente nella definizione di messaggio pubblicitario ai sensi dell’articolo 20, comma 1 lettera a) del Decreto Legislativo n. 206/05. Il messaggio in esame, essendo diretto a presentare i servizi di formazione che l’operatore offre ai consumatori, risulta diffuso, infatti, nell’esercizio di un’attività economica proprio allo scopo di promuovere la prestazione di servizi.
Entrando nel merito della questione, appare necessario specificare, invece, che la valutazione del messaggio non concerne la conformità al diritto elvetico di quanto indicato, della denominazione utilizzata nonché dei titoli rilasciati dall’UNIPSA, bensì piuttosto la circostanza che tale conformità non è idonea ad escludere l’obbligo, per un operatore pubblicitario con sede all’estero e che intenda promuovere i propri servizi in Italia, di rispettare le norme ivi vigenti nelle comunicazioni di impresa suscettibili di raggiungere consumatori abituati a una certa decodifica, sul piano giuridico, culturale e sociale, dei termini impiegati, rappresentati, nel caso di specie, da quello di “università” e da quello di “laurea”. Il sito internet in questione, infatti, peraltro tutto in lingua italiana e contenente specifiche relative a consumatori italiani, è suscettibile, alla luce delle peculiarità del mezzo di diffusione, del linguaggio utilizzato e delle specifiche ivi riportate, di raggiungere un vasto pubblico di utenti di nazionalità italiana, vale a dire di potenziali fruitori dei servizi pubblicizzati che sono soliti attribuire alla parola “università” ed alla terminologia collegata un valore ben preciso.
La sentenza del TAR del LAZIO n. 14655/04 ha sottolineato, infatti, che il termine università, come quello di ateneo, politecnico, istituto d’istruzione universitaria, facoltà, ed altri connessi al concetto di Istituto universitario, “oltre ad essere giuridicamente pregnante è anche carico di indiscutibile valenze storico-culturali, intimamente connesso com’è ad enti ed istituzioni che da tempo caratterizzano, sul piano non solo culturale la vita e la società italiana” e che “il termine università possiede cioè una forza evocativa sua propria che non viene attenuata da una specificazione quale quella costituita dall’aggettivo privata, essendo verosimile ipotizzare che il destinatario del messaggio si soffermi sul sostantivo e sul suo significato (istituto di istruzione che rilascia lauree) senza ulteriormente domandarsi se l’attributo voglia sottintendere una realtà diversa”.
Nel caso in esame, la forza evocativa del termine università, così come il riferimento ai corsi di “laurea”, allo stesso modo, non viene attenuata dalle specifiche rappresentate dalle indicazioni per cui l’attività dell’Università “è regolata esclusivamente dalla legislazione Svizzera”, “i titoli conferiti non sono equipollenti con quelli accreditati svizzeri e europei” e “la corrispondenza dei gradi non è da ritenersi equipollenza dei titoli”. Non solo le stesse non appaiono poste in adeguato rilievo e sono riportate, in gran parte, solo in una sezione del sito, ma, oltretutto, non possono essere ritenute chiarificatrici a fronte di un contesto in cui l’attività svolta viene descritta come universitaria e i titoli conseguibili come accademici o di “laurea”. Il messaggio in esame, allora, appare idoneo ad indurre in errore i consumatori in quanto si ritiene che non sia tale da veicolare loro un’informazione precisa, chiara e completa circa l’assenza di valore nell’ordinamento italiano del titolo conseguibile, atteso che le specifiche ivi riportate non valgono a mettere in evidenza le condizioni limitative di operatività dell’operatore e di riconoscibilità dei titoli presso lo stesso conseguibili. Ciò, oltretutto, in quanto si ha ragione di ritenere che il consumatore non conosca la normativa universitaria svizzera, peraltro descritta in modo confusorio, e potrebbe essere indotto a ritenere che i titoli conseguibili siano o possano essere riconoscibili anche in Italia. Il termine “università”, premesso che può essere idoneo a lasciar intendere il riconoscimento dell’istituzione come tale anche nell’ambito dell’ordinamento italiano, mentre, in realtà, la stessa non risulterebbe autorizzata all’uso di tale denominazione in Italia, è collocato, oltretutto, in un contesto pubblicitario nel quale sono riportati tutta una serie di riferimenti normativi tali da poter lasciar credere, pur escludendo la equipollenza (il fatto, cioè, che l’atto abbia lo stesso valore del corrispondente atto italiano) dei titoli, che questi siano, contrariamente al vero, comunque riconosciuti in Svizzera e riconoscibili in Italia. E’ necessario rilevare, altresì, quale aggravante, al fine della valutazione di ingannevolezza, la circostanza che i destinatari del messaggio sono prevalentemente soggetti non particolarmente esperti, considerando che il target di consumatori cui si rivolge è principalmente individuato in giovani neo diplomati.
Alla luce delle risultanze istruttorie sopra riportate, può concludersi, pertanto, che il messaggio in esame è idoneo ad indurre in errore i consumatori con riferimento alla qualifica dell’operatore pubblicitario, nonché alle caratteristiche dell’attività dallo stesso svolta, con conseguente pregiudizio per il loro comportamento economico.

VII. QUANTIFICAZIONE DELLA SANZIONE

Ai sensi dell’articolo 26, comma 7, del Decreto Legislativo n. 206/05, con la decisione che accoglie il ricorso, l’Autorità dispone l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 100.000 euro, tenuto conto della gravità e della durata della violazione.
In ordine alla quantificazione della sanzione deve tenersi conto, in quanto applicabili, dei criteri individuati dall’articolo 11 della legge n. 689/81, in virtù del richiamo previsto all’articolo 26, comma 12, del Decreto Legislativo n. 206/05: in particolare, della gravità della violazione, dell’opera svolta dall’impresa per eliminare o attenuare l’infrazione, della personalità dell’agente, nonché delle condizioni economiche dell’impresa stessa.
Nel caso in esame, con riguardo alla gravità della violazione, si tiene conto dell’ampiezza della diffusione e della elevata capacità di penetrazione del messaggio, diffuso a mezzo internet, suscettibile di raggiungere un ampio numero di consumatori, mentre, con riguardo alla durata della violazione, che è stato diffuso per un periodo di tempo di almeno 5 mesi (da febbraio a luglio 2006).
Pertanto, in ragione della gravità e della durata, si ritiene di irrogare la sanzione pecuniaria nella misura di 13.600 € (tredicimilaseicento euro).

RITENUTO pertanto, in difformità dal parere espresso dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che il messaggio volto a promuovere il Politecnico degli Studi Aziendali di Massimo Silvestri, diffuso attraverso il sito internet www.unipsa.ch, è idoneo ad indurre in errore i consumatori con riferimento alla qualifica dell’operatore pubblicitario, nonché alle caratteristiche dell’attività dallo stesso svolta, con conseguente pregiudizio per il loro comportamento economico;


DELIBERA

a) che il messaggio pubblicitario descritto al punto II del presente provvedimento, diffuso dalla società ISSEA sa, costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, una fattispecie di pubblicità ingannevole ai sensi degli artt. 19, 20, e 21, lettere a), e c), del Decreto Legislativo n. 206/05, e ne vieta l’ulteriore diffusione.
b) che alla società ISSEA sa sia irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di 13.600 € (tredicimilaseicento euro).

La sanzione amministrativa di cui alla precedente lettera b) deve essere pagata entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del presente provvedimento, con versamento diretto al concessionario del servizio della riscossione oppure mediante delega alla banca o alle Poste Italiane, presentando il modello allegato al presente provvedimento, così come previsto dal Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 237.
Decorso il predetto termine, per il periodo di ritardo inferiore a un semestre, devono essere corrisposti gli interessi di mora nella misura del tasso legale a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino alla data del pagamento. In caso di ulteriore ritardo nell’adempimento, ai sensi dell’articolo 27, comma 6, della legge n. 689/81, la somma dovuta per la sanzione irrogata è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino a quello in cui il ruolo è trasmesso al concessionario per la riscossione; in tal caso la maggiorazione assorbe gli interessi di mora maturati nel medesimo periodo.
Dell’avvenuto pagamento deve essere data immediata comunicazione all’Autorità attraverso l’invio di copia del modello attestante il versamento effettuato.
Ai sensi dell'articolo 26, comma 10, del Decreto Legislativo n. 206/05, in caso di inottemperanza alla presente delibera l'Autorità applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza l'Autorità può disporre la sospensione dell'attività di impresa per un periodo non superiore a trenta giorni.
Il presente provvedimento verrà notificato ai soggetti interessati e pubblicato nel Bollettino dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Avverso il presente provvedimento può essere presentato ricorso al TAR del Lazio, ai sensi dell'articolo 26, comma 12, del Decreto Legislativo n. 206/05, entro sessanta giorni dalla data di notificazione del provvedimento stesso, ovvero può essere proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, del Decreto del Presidente delle Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, entro il termine di centoventi giorni dalla data di notificazione del provvedimento stesso.


IL SEGRETARIO GENERALE
Fabio Cintioli IL PRESIDENTE
Antonio Catricalà

Fonte: http://www.agcm.it

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Aggiornamento del 17.04.2008 su richiesta degli avvocati della difesa



















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